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Il decreto Bondi è legge
Il Senato ha approvato il contestato provvedimento di riordino delle fondazioni lirico-sinfoniche. Idv, sindacati e lavoratori riprendono le proteste

Nessuna modifica rispetto al testo licenziato il 24 giugno dalla Camera. Il controverso decreto sulle fondazioni lirico-sinfoniche voluto dal ministro per i Beni culturali e ambientali Sandro Bondi è diventato ufficialmente legge alle 18.15 del 29 giugno 2010. Il Senato ha approvato il provvedimento a maggioranza, con 150 voti a favore (quelli del Pdl e della Lega Nord), 112 contrari e tre astenuti. Sono state così respinte le due pregiudiziali di costituzionalità della norma, presentate dai gruppi del Partito democratico e dell'Italia dei Valori. Ed è stata proprio l'Idv a contestare più duramente la «legge vergogna», esponendo cartelli con slogan "a tema": «No alla cosca, sì alla Tosca», «È l'ennesima Traviata del Governo», «Bondi, con questa legge non ascolterai più Ridi, pagliaccio», «Berlusconi, l'unico Don Giovanni che ci piace è quello di Mozart», «Governo, uno spettacolo indegno».
Palazzo Madama ha dovuto fare una corsa contro il tempo per approvare il testo: il 29 era l'ultimo giorno utile per farlo, pena il decadimento del decreto legge (firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 30 aprile), e i senatori si sono presentati in aula nonostante tutta Roma celebrasse la festa di San Pietro e Paolo.
Sandro Bondi non nasconde la soddisfazione per l'approvazione del decreto, nonostante e dichiara in una nota che «questa riforma salverà dal fallimento l'opera lirica». Non è d'accordo Fabio Giambrone, capogruppo Idv in commissione Cultura al Senato: «Questa legge lede la dignità dei lavoratori del mondo dello spettacolo, e dopo il massacro della riforma della scuola segna lo smantellamento definitivo della cultura italiana da parte del Governo». Vincenzo Vita (Pd) rincara la dose, definendo il testo approvato, nonostante gli emendamenti richiesti dall'opposizione e approvati nel passaggio alla Camera, «grave, sbagliato e viziato da evidenti aspetti di incostituzionalità, a cominciare dalla soppressione di fatto del ruolo delle Regioni. Difficilmente reggerà di fronte ai probabili ricorsi alla Consulta». La senatrice Ombretta Colli (Pdl) fa invece scudo a Bondi, precisando che «il provvedimento permetterà una migliore razionalizzazione delle risorse, collocandole soltanto dove sono necessarie. Alla Scala, ad esempio, ci si arrabatta per portare in scena opere di rilievo assoluto spendendo cifre esorbitanti in scenografie e lunghissimi periodi di prova degli orchestrali. Salvo poi verificare che tutto questo dispendio di risorse è finalizzato a un evento messo in cartellone per sole tre o quattro serate: questo andazzo comporta chiaramente un esborso ingente che poi non potrà mai essere recuperato».
I lavoratori del teatro milanese non l'hanno certo presa bene. «La lirica è stata uccisa da James Bondi», si legge sul loro blog Il Sottoscala (http://lavoratoriscala.splinder.com). I musicisti hanno improvvisato un concerto davanti all'ingresso del Piermarini in attesa del verdetto di Palazzo Madama. In programma arie famose del repertorio lirico, le immancabili coccarde gialle da "portatori sani di cultura" e uno striscione, «Moratti, la donna immobile»: una contestazione nei confronti del sindaco (che della Scala è anche presidente della Fondazione) e della sua decisione di non prendere posizione sugli effetti della legge Bondi. Dopo l'approvazione della norma è invece stato inscenato il funerale della Cultura, con una bara seguita da un mesto corteo che ha intonato il Silenzio. Sono divisi i sindacati: la Cgil più battagliera, promette di continuare la mobilitazione. La Uil cercherà di «lavorare per migliorare la legge», come assicura il suo coordinatore Domenico Dentoni. Diverso l'obiettivo della Cisl, spiega il rappresentante Silvio Belleni: «Aspettiamo entro settembre il regolamento sull'autonomia della Scala». Ieri la prevista replica del balletto Romeo e Giulietta è andata in scena, ma sono a rischio le tournée a Napoli e a Buenos Aires. Sarà un'assemblea sindacale, in programma per il 30 giugno, a stabilire le prossime forme di protesta dei dipendenti della Fondazione.

 

 

da www.amadeusonline.net

 

 

       


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