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Clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. La prima donna laureata amò la musica.

05.06.2019

«Quivi mentre sfogliavo le opere di Archimede, che stavano sul tavolo, m’imbattei nel teorema dell’applicazione di una retta tirata tra la circonferenza e il diametro [d’una sfera]. Quand’ecco apparire in biblioteca una giovane, bellissima in volto, ben proporzionata nelle membra, di colorito delicato, con il capo maestoso, dignitosa nel tratto, e cominciò a parlare su quel teorema. Restai stupefatto tanto che mi mancò la parola, […]»

Così si legge di Elena Lucrezia Cornaro dai racconti di carlo Rinaldini che, per la prima volta la incontra nella biblioteca Cornaro.

 

 

La giovane nasce a Venezia il 5 giugno 1646 da Giovan Battista Cornaro e Zanetta Boni. Fin da giovane mostra doti notevoli per lo studio e la ricerca, che il padre cercò di indirizzare affidandola a insegnati prestigiosi: i teologi Giovanni Battista Fabris e Felice Rotondi, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo e il rabbino Shemel Aboaf. Studia anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica e l’astronomia, e impara a suonare clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. Prende inoltre lezioni di filosofia, disciplina da lei preferita insieme alla teologia, da Carlo Rinaldini, professore all'università di Padova e amico del padre.

Nonostante il padre la voglia far sposare, nel 1665 Elena Cornaro Piscopia decide di seguire la sua vocazione religiosa e farsi oblata benedettina: in questo modo, pur dovendo seguire la regola benedettina, riesce ad evitare la reclusione monastica e proseguire i propri studi.

Nel 1677, quando è ormai diventata una studiosa conosciuta in tutta Europa, fa domanda per ottenere la laurea in teologia presso l’Università di Padova, ma il vescovo della città, il cardinale Gregorio Barbarigo, si oppone sostenendo che sia «uno sproposito dottorar una donna» e che sarebbe un «renderci ridicoli a tutto il mondo».

Alla fine, grazie alla mediazione di Rinaldini, si trova un compromesso e a Elena Cornaro Piscopia è permesso di laurearsi in filosofia, e non in teologia come avrebbe desiderato.

La sua dissertazione ebbe luogo il 25 giugno 1678 e si racconta che andarono ad ascoltarla così tante persone che si dovette organizzare l’evento nella cattedrale della città, e non in università. Questo traguardo non fu però seguito da qualcosa di più concreto per lei e per la sua carriera. Dopo la laurea, Elena Cornaro Piscopia si trasferì a Padova, dove continuò i suoi studi, ma senza potere insegnare. Dopo la laurea, la sua salute fu molto indebolita dalle pratiche ascetiche a cui si sottoponeva e dallo studio molto intenso: morì nel luglio del 1684, a soli 38 anni, e venne sepolta nella chiesa di Santa Giustina, a Padova.

 

 

Di questa grande donna resta poco: una statua a Palazzo del Bo, sede storica dell'università padovana; una vetrata policroma al Vasser College, negli Stati Uniti; un affresco all'Università di Pittsburg (in foto) e una lapide nel suo palazzo, a Venezia.
Ma lei, che visse lontano dalle luci della ribalta, dedicandosi allo studio e alla carità verso i poveri, sarà sempre ricordata come la "prima scandalosa donna" ad aver conquistato un territorio riservato in precedenza solo agli uomini, segnando così una vittoria molto importante nella storia delle conquiste femminili.
«Studiò le lingue greca, latina, ebraica, spagnola, francese, ed un poco l’arabica. Conobbe la filosofia, la matematica, la teologia, l’astronomia, e fu laureata nel duomo di Padova nel 1678. Fu dotta altresì nella musica, e s’accompagnava cantando i suoi versi. Va annoverata fra le più illustri donne Italiane».

 

La prima donna laureata amò la cultura e la musica, sue compagne fedeli fino alla morte.

Oggi la ricordiamo omaggiando tutte le donne coraggiose e tenaci che perseguono i propri obiettivi.

 

M.C.

 

 

 

 

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