Viareggio Gianni Schicchi è comico e poetico Pubblicato il 22/07/2020

Neodirettore artistico del Festival Puccini di Torre del Lago (edizione n.66), Giorgio Battistelli ha lasciato il segno sin dal primo spettacolo, una nuova produzione di Gianni Schicchi originale e coraggiosa per varie ragioni: è stata la prima opera messa in scena nel post-lockdown; è stata allestita nel cortile della Cittadella del Carnevale di Viareggio, il laboratorio dei carri allegorici, con le grandi maschere che occhieggiavano come presenze inquietanti dai vari padiglioni; la regista argentina Valentina Carrasco la ha ambientata proprio nell’epoca del coronavirus, trasformando in materia teatrale i rituali igienici cui ci siamo tutti abituati, e trovando un delicato equilibrio tra la dimensione comico-grottesca e momenti commoventi, di pura poesia. L’idea di partenza era che Buoso fosse una delle anziane vittime del Covid, circondato da parenti avidi, intenti a disinfettare tutto con gel, spray, nebulizzatori, in uno spazio dalle luci fredde, quasi da ospedale. Affollavano la sua casa con costumi multicolori (di Mauro Tinti, nomen omen, che firmava anche le scene), bardati di camici, guanti, respiratori, ma anche boccagli da snorkeling, accessori che sembravano moltiplicarsi in un tripudio di plastiche colorate e giochi da spiaggia, tra salvagenti, mute da sub, papere gonfiabili, tende e grandi fogli di cellophane che ricoprivano tutti mobili, e anche una bambola gonfiabile, con la quale si spupazzava il vecchio Simone.

La Carrasco, cresciuta alla scuola della Fura del Bauls, e regista di spettacoli di successo come i Vêpres Siciliennes all’Opera di Roma, ha creato uno spettacolo pieno di ritmo, intrecciando varie gag tra i parenti, rimarcando le differenze sociali tra gli Schicchi e gli eccentrici e altezzosi Donati: Lauretta entrava in scena come una commessa della Coop, Gianni come un addetto alle pulizie con tuta arancione e scopettone, salvo poi svelare, sotto quelle tuta, una canottiera da superman, molto azzeccata nel momento in cui passava all’azione. Erano tutte figure caricaturali, ma lo spettacolo non scadeva mai nel trash e riusciva ad esorcizzare nel registro comico il riferimento alla pandemia, ai sentimenti della paura e della solitudine propri di questo momento storico. L’allestimento sfruttava molto bene anche delle immagini proiettate sul fondale, sempre sottilmente giocate tra il distacco ironico e il coinvolgimento emotivo: sull’«Addio, Firenze, addio cielo divino» scorrevano immagini bellissime di una città deserta nel periodo del lockdown, che poi lasciavano spazio a frammenti di notiziari televisivi, ai volti dei governatori De Luca e Fontana, e al premier Conte, mostrato alla fine anche, con un fotomontaggio, nei panni del «gran padre Dante».

John Axelrod ha diretto con verve, sottolineando la ricchezza di colori della partitura, evidenziando gli scarti dinamici e ritmici, delineando con grande nettezza i contorni melodici, leggendo l’opera come una propaggine novecentesca dell’opera buffa italiana («È una vera commedia dell’arte, con le mascherine»). E ben calati nel ruolo di “buffi” erano anche tutti gli interpreti, ammirevoli anche per avere accettato la sfida di cantare con la mascherina sulla bocca, abbassandola solo quando le distanze dagli altri lo permettevano, o quando gli acuti lo esigevano. Bruno Taddia, nel ruolo eponimo, sfoggiava un’ottima tecnica, una voce tonda, duttile, capace di ammiccamenti, e una certa attitudine istrionica che gli permetteva a un certo punto di seguire il ritmo musicale con movenze da ballerina. Molto teatrale anche la prova della Zita di Rossana Rinaldi e del Betto di Pedro Carrillo, con pinne e maschera da sub. Bravi anche il tenore Alessandro Fantoni, nonostante qualche forzatura nell’emissione, nell’impegnativo ruolo di Rinuccio, e le due sorelle Aurora e Chiara Tirotta, rispettivamente nei panni di Nella e della Ciesca. Voce chiara ma molto espressiva, era quella di Elisabetta Zizzo, una Lauretta che alla fine dell’opera replicava l’aria «O mio bambino caro» mentre volti di anziani venivano proiettati sul fondale: un’appendice davvero toccante, pensata come un omaggio ai «nostri cari babbini» morti di covid nella solitudine.

 

Il Festival prosegue sino al 24 agosto, dopo Gianni Schicchi le opere in programma sono Tosca (6 e 14 agosto) e Madama Butterfly (8 e 21).

 

Il 28 luglio concerto  dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano: in programma il Puccini strumentale del Preludio Sinfonico e di Crisantemi e la Quinta di Beethoven.

I

nfo: puccinifestival.it/

 

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