Per i Grammy awards, la “world music” non esiste più


Angélique Kidjo, l’ultima artista ad aver ricevuto il Grammy award nella categoria world music nel 2020 © Timothy Norris/Getty Images


I Grammy awards cambiano il nome della categoria fino a oggi denominata “world music” in “global music”: un termine più pertinente, moderno e inclusivo.

Il Grammy award come miglior album di “world music” non esiste più. Al suo posto arriva il Best global music album, che sarà assegnato il prossimo 31 gennaio, durante la 63esima edizione della manifestazione.

La settimana scorsa, infatti, la Recording academy, che organizza i Grammy awards, ha annunciato il cambio di denominazione per il premio che ogni anno viene assegnato al miglior album di artiste e artisti cosiddetti “non occidentali”.


“Mentre continuiamo ad abbracciare una mentalità veramente globale, aggiorniamo il nostro linguaggio per riflettere una categorizzazione più appropriata che cerca di coinvolgere e celebrare l’attuale ambito della musica di tutto il mondo”, così ha spiegato la Recording academy.

La scelta di variare il nome alla categoria è il frutto di numerose discussioni fra artisti, etnomusicologi e linguisti di tutto il mondo e simboleggia un allontanamento dalle connotazioni di colonialismo, folk e “non americano” che la world music implicava, per rappresentare meglio le attuali tendenze di ascolto e l’evoluzione culturale delle diverse comunità.

Le reazioni degli artisti

In una nota che spiega nel dettaglio la scelta del cambio di denominazione, viene riportato il pensiero della cantautrice beninese Angélique Kidjo, l’ultima ad aver ricevuto il premio nella categoria world lo scorso 27 gennaio: “Miriam Makeba mi diceva che l’espressione ‘world music’ era un modo politicamente corretto di chiamare la nostra musica ‘third world music’, mettendoci quindi in una scatola chiusa, da cui era molto difficile emergere. Ora il nuovo nome apre quella scatola, permettendoci di sognare!”.


“La global music è il futuro della musica. Poiché il mondo continua a diventare più interconnesso, la cultura musicale non ha più confini”.

— Michael Brun


Il deejay e produttore haitiano Michael Brun si è detto felice di vedere la Recording academy lavorare per adattarsi a un panorama in evoluzione e celebrare l’eccellenza da tutto il mondo, definendo la scelta un segnale di un tempo in cui le persone creative di tutto il mondo utilizzano i social media e approcci innovativi per superare cliché e stereotipi.

Il termine “world music” e la sua storia

A coniare per primo il termine “world music” (musica del mondo) è stato l’etnomusicologo americano Robert E. Brown negli anni Sessanta. Originalmente la denominazione era destinata esclusivamente all’uso accademico e il genere si identificava con tutte quelle musiche estranee al repertorio colto occidentale.


A partire dagli anni Ottanta, il termine è stato via via sempre più utilizzato fino a diventare una categoria commerciale per l’industria musica, più che un genere vero e proprio. Nel giugno 1987 in un pub di Londra, durante un incontro sulla capitalizzazione di quel nuovo tipo di musica, si pose la necessità di trovare un nome collettivo per identificarla, visto che sempre più imprenditori musicali iniziavano a fondare etichette indipendenti per la sua distribuzione. Alla fine fu scelto proprio “world music”.

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